Pavimento Pelvico

Questa pagina divulgativa ha l’ambizione di risultare comprensibile a ogni livello di competenza sull’argomento, cercando di mantenere il più possibile l’accuratezza scientifica di quanto viene detto.
È fatale che a qualcuno l’indispensabile semplificazione del linguaggio possa dare l’impressione di una banalizzazione del tema: saremo liete di prendere in considerazione ogni suggerimento abbiate la gentilezza di sottoporci,  cosa per cui vi ringraziamo in anticipo.
Il pavimento pelvico è il gruppo di muscoli, legamenti e membrane situato nella zona che va dal pube al coccige “chiudendo” il corpo in basso.
È lì che si trovano i genitali, e da lì vengono espulsi urina e feci; accoglie l’uretra, la vescica, la vagina e l’apparato ano-rettale.
Per diversi motivi (parto, attività sportive particolarmente intense, malattie, traumi…) la sua efficienza può ridursi, dando luogo a una serie di problematiche, quali incontinenza, dolori,  difficoltà di vario tipo che peggiorano anche notevolmente la qualità della vita, ma sono troppo spesso considerate conseguenze ineluttabili del parto o dell’avanzare dell’età.
Poco conosciuto e, fino a poco tempo fa, raramente studiato come unità complessiva, è troppo spesso trascurato da chi considera evidentemente poco significativi i disagi che ne derivano.

Il problema è molto più diffuso di quanto si pensi: lo si può capire già solo pensando a quanta pubblicità dei vari pannolini e salvaslip si veda sugli schermi. Pannolini e salvaslip che non sarebbero affatto indispensabili, se ci si prendesse cura del proprio pavimento pelvico tanto dal punto di vista dell’educazione preventiva, quanto riportandolo alla giusta funzionalità attraverso la riabilitazione, se necessario.

Infatti la riabilitazione o fisioterapia, l’ostetricia e la ginecologia se ne sono invece occupate attivamente e la buona notizia è che, per chi decida di prendersi cura del proprio pavimento pelvico,  non è affatto necessario rassegnarsi a pannolini e salvaslip, a dolori e fastidi, né alla vera e propria limitazione della libertà e dell’autonomia che il suo cattivo stato comporta (ad esempio dover “mappare” la presenza di bagni in zona anche solo per fare un giro di compere, per non parlare dei cattivi odori che rendono poco simpatico trovarsi in compagnia).
Naturalmente diversi sono i possibili approcci: abbiamo adottato, ritenendolo particolarmente efficace, quello focalizzato su una riabilitazione globale, che prende in considerazione  una pluralità di aspetti, pur diversamente correlati.

L’impostazione del percorso a partire dalla riabilitazione globale permette, infatti, una visione complessiva del/della paziente, che investe non solo il pavimento pelvico, ma anche, ad esempio, la colonna, la postura, l’intera fisiologia. Ovviamente questo vuol dire che ogni cura, perfino se inserita in un percorso di gruppo, diventa assolutamente  personalizzata.
La nostra pratica evita di ricorrere all’uso di macchinari per la stimolazione elettrica o meccanica, pur riconoscendone pienamente la validità: non si tratta di una posizione preconcetta o ideologica, ma di una scelta necessaria a riappropriarsi dell’autopercezione allo scopo di far maturare in ogni paziente la capacità di monitorarsi in autonomia e in maniera corretta.
Un viaggio, quello della autoconoscenza specifica, che necessita di “guide” esperte e dotate di un sistema di competenze complesso, che accompagnino passo dopo passo verso una qualità della vita più piena e soddisfacente, valutando e concordando insieme al paziente ogni passaggio successivo.

Quindi possiamo cancellare la parola rassegnazione dal nostro vocabolario.
Non c’è alcuna ragione al mondo per non guarire dalla incontinenza o dalle altre problematiche legate alla ipotonia (debolezza) o ipertonia (tensione eccessiva) del pavimento pelvico, con impatti molto positivi sulla qualità della vita, della sessualità, della relazione con se stesse e con gli altri.

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